2 agosto 2022 CINEMA - PICCOLO CORPO INCONTRO con la REGISTA - METTI UNA SERA AL CINEMA - CGS DON BOSCO VERBANIA

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2 agosto 2022 CINEMA - PICCOLO CORPO INCONTRO con la REGISTA

CINEMA E TEATRO SOTTO LE STELLE - CADORNA 2022
PICCOLO CORPO
CINEMA
 
MARTEDI 2 agosto ORE 21.15
In caso di pioggia :  Teatro Sant'Anna, Via Belgio 1 - Verbania
In caso di tempo sfavorevole la prenotazione garantisce il posto in teatro.
E' necessario presentarsi entro le ore 21.00 perché la prenotazione sia valida

 
PICCOLO CORPO incontro con la regista  nell'ambito di ALLEGRO CON BRIO c/o Parco di VILLA MAIONI
                        

Regia di Laura Samani. Un film  con Celeste Cescutti, Ondina Quadri. Genere Drammatico, Italia, Francia, Slovenia,     2021,    durata 89 minuti.

Inizi '900. In un'isoletta del  Nordest Agata partorisce una bambina nata morta, e il prete della  comunità di pescatori cui appartiene non può battezzarla. Ma la giovane  donna non accetta che sua figlia resti "un'anima perduta nel limbo",  vuole riconoscere la sua identità affinché non sia "mai esistita", e un  uomo le indica la possibile soluzione: portare la piccola in Val Dolais,  fra le montagne innevate dell'estremo nord, dove "c'è una chiesa in cui  risvegliano i bambini nati morti". Basta un respiro, e si può dare loro  un nome, liberandoli dal limbo. Agata intraprenderà il viaggio verso  quel santuario a metà fra il religioso e il pagano, con la sua creatura  dentro una scatola di legno, e sulla strada incontrerà Lince, un  personaggio con molti segreti da difendere.                                  
                                                                     
Piccolo corpo, opera prima di  Laura Samani, parla di miracoli (im)possibili. Il viaggio di Agata  attraversa gli elementi e la materia: aria, terra, acqua e fuoco, ma  anche legno, luce, pietra, neve, fumo, lana, latte.                                      
                                                                     
La cinepresa della regista e  sceneggiatrice (con Marco Borromei ed Elisa Dondi) asseconda Agata nel  suo peregrinare risoluto, e le sue inquadrature sono imbevute di un  gusto pittorico e di una tradizione cinematografica (soprattutto quella  di Ermanno Olmi) profondamente, radicalmente italiani.

Agata (come Samani) si spinge sempre oltre: attraversa luoghi (e fasi  esistenziali) di non ritorno, entra dentro la visceralità di un istinto  primigenio, affronta in maniera diretta e vertiginosamente profonda il  dolore per la perdita di un non nato, e rifiuta il commento più  ottusamente crudele di tutti: "Farai altri figli". Perché per Agata  esiste solo quella bambina, unica ed irripetibile, e la sua  determinazione a strapparla dall'anonimato ha una potenza ancestrale  inarrestabile.

Il viaggio di Agata, come ogni percorso femminile, è una staffetta per  portare un poco più avanti il testimone secondo un movimento  irreversibile, ed è capace di far ritrovare la propria femminilità anche  a chi l'ha negata, a ricostruire il legame indissolubile fra una mamma e  una figlia anche in chi, dalla propria madre, è stata rifiutata.
                                                                                                                                                                                     
È un "viaggio dell'eroina" nel senso drammaturgico più puro, disseminato  di prove, antagonisti, mentori e alleati, e Samani ne segue la linea  archetipale rimanendo incollata ai corpi e alle cose, essenziale e  autentica, tattica e olfattiva, silenziosa e dolente. Agata, giovane donna di mare, si inerpica su per la montagna entrando in  un universo a lei ignoto, attraversa una galleria senza sapere se  rivedrà mai la luce, si immerge in un lago del quale non vede il fondo:  membrane naturali che sono anche tappe di conoscenza e gradini di  consapevolezza che contagiano anche Lince. La morbidezza delle immagini  nasconde una durezza di fondo che è la piena coscienza di un dolore  inaccettabile, perché "il corpo e il cuore non dimenticano".

Recitato in veneto e friulano, Piccolo corpo espone il dialogo  fra persone che provengono da microcosmi così ristretti da esprimersi in  dialetti reciprocamente incomprensibili, e ciò nonostante si capiscono  in quanto condividono lo stesso destino di esclusione. Agata intraprende  il suo viaggio da sola perché "non ha pensato di avere paura",  attraversa luoghi dove "le femmine non possono entrare perché se le  prende la montagna", abissi dai quali "non si esce vive", e in cui lei,  come Orfeo, penetra in cerca della sua Euridice. Perché allontanarsi da  un figlio può risultare impossibile, "se non hai un nome è come se non  esistessi", e sua figlia quel nome deve trovarlo prima dell'addio.

"Pensi di meritarti questo miracolo?", chiedono ad Agata. Ma il miracolo  vero l'ha fatto Laura Samani, creando un mondo e un'eroina fatti di  carne viva intenta a strappare la "carne della propria carne" dalla  ineluttabilità della morte, immergendosi nella paura e nel dolore,  scendendo in quell'oscurità che ha una sua straziante bellezza, se non è  negata, se riconosce a se stessa il proprio nome.                                          

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