31 marzo 2020 HISTORY OF LOVE - METTI UNA SERA AL CINEMA - CGS DON BOSCO VERBANIA Cinecircolo Giovanile Socioculturale

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31 marzo 2020 HISTORY OF LOVE

METTI UNA SERA AL CINEMA 31
HISTORY OF LOVE
31 marzo 2020
 
History of Love regia di: Sonja Prosenc
 
Cast: Doroteja Nadrah, Kristoffer Joner, Zita Fusco, Matej Zemljič, Matija Vastl, Daniele Tenze
 
sceneggiatura:Sonja Prosencfotografia:Mitja Ličenmontaggio:Frida Eggum Michaelsen
 
scenografia:Vasja Kokeljcostumi:Leo Kulašproduttore:Rok Secen, Sonja Prosenc, Nadia Trevisan, Jarle Bjørknesproduzione:Monoo, Nefertiti Film, Incitus Films, Rai Cinema, con il sostegno di Eurimages, Slovenian Film Centre, Viba Film Studio, RTV Slovenia, MEDIA Creative Europe, REACT, Fondo per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia, Norwegian Film Institute, MediaFund Zefyr, Friuli Venezia Giulia Film Commissionpaese:Slovenia/Italia/Norvegia
 
anno:2018durata:100'premi e festival:Slamdance Film Festival 2019: Breakout FeatureTromsø International Filmfestival 2019: HorizonsBraunschweig International Film Festival 2018: DramaKarlovy Vary International Film Festival 2018: Competition - Menzione SpecialeLIFFe - Ljubljana International Film Festival 2018: AvantpremieresSplit International Festival of New Film 2018: Competition FeaturesTorino Film Festival 2018: Festa Mobile
 
Il secondo film di Sonja Prosenc perde sul fronte emotivo ciò che guadagna sull'imponente livello sensoriale
 
La regista slovena Sonja Prosenc, il cui primo lungometraggio, The Tree , ebbe la sua prima mondiale a Karlovy Vary nella sezione East of the West nel 2014, torna con l’attesissimo History of Love [+], proiettato nella competizione principale del festival. Prosenc ha mantenuto il suo approccio profondamente sensoriale che affascinò pubblico e critica nel suo primo film, ma si è allontanata dall'angolo socio-politico che aveva, concentrandosi sulle relazioni familiari intime, e in particolare sul mondo interiore della protagonista principale.
 
La teenager Iva (Doroteja Nadrah, da Class Enemy , sommozzatrice, sta cercando di far fronte alla perdita di sua madre, una cantante d'opera morta in un incidente d'auto. Suo padre, un apicoltore, sembra essere appena in grado di gestire le proprie emozioni, figuriamoci quelle dei suoi figli – una figlia più giovane e un figlio adolescente.
 
Vivono in una grande casa in quella che sembra la periferia di Lubiana e quando un corriere consegna in ritardo un pacco alla madre defunta, la famiglia scopre che aveva una relazione con il direttore della sua orchestra, uno straniero di nazionalità sconosciuta, interpretato dall'attore norvegese Kristoffer Joner (The Wave [+]). Ora che ha un obiettivo su cui proiettare il suo dolore, la ragazza si fissa su di lui e inizia a perseguitarlo. Questo porterà all'atto finale del film che i due trascorrono insieme su un fiume, in una sorta di segmento sognante e allucinatorio in cui la realtà è fluida come l'ambientazione.
 
Al fine di cogliere i passaggi della trama di cui sopra, il pubblico deve stare molto attento, giacché vi sono pochissimi dialoghi, e la struttura narrativa è non lineare e costellata di piccoli indizi che spesso non sono facili da rilevare. Questo è la forza di Prosenc, come ha mostrato in The Tree, anche se qui si tratta di un film molto più lussuoso, visivamente e uditivamente parlando.
 
La fotografia di Mitja Ličen è ricca e variegata, così come le ambientazioni. Dalle strade di Lubiana alla grande casa di famiglia in periferia fino alle lussureggianti rive del fiume, il direttore della fotografia fa fluire la cinepresa, e segue Iva sia sotto il sole che in scene notturne illuminate da lanterne, torce o schermi di smartphone.
 
Inoltre, la videocamera va spesso sott'acqua – uno dei leitmotiv più coerenti del film. È qui che entra in gioco l’incapacità di udire di Iva, attraverso il sound design creativo e meticolosamente eseguito. Combinato con la colonna sonora, che propone alcuni tra i brani corali di Bach di maggior respiro, il suono e le immagini creano un mondo distinto che appartiene a Iva, e dove realtà e immaginazione si sovrappongono senza confini chiari.
 
History of Love è una coproduzione tra la slovena Monoo, l’italiana Nefertiti Film e la norvegese Incitus Films.
 
Nella staticità e nel silenzio irrompe sullo schermo un brusco e improvviso fragore: si tratta del corpo della protagonista, Iva, che si immerge, tuffandovisi, in un corso d’acqua. È questo uno dei frammenti iniziali di History of Love, pochi secondi in cui sono anticipati elementi significativi e ricorrenti all’interno del film.
La protagonista di questa “storia d’amore” è Iva, diciassettenne alle prese con l’elaborazione del lutto della madre deceduta in un incidente d’auto, e con l’avvicinamento ad Erik, direttore d’orchestra ed amante della donna.
 
È un’immersione dell’adolescente nel proprio dolore, un’apnea in cui l’elemento acquatico, simbolo di purificazione e mutamento, si fa onnipresente nelle sue varie sfumature e declinazioni. Vi è in primis la necessità di rielaborazione del proprio passato e del proprio sentire, un’indagine solitaria e irruenta che porta la giovane a introdursi come una ladra all’interno dell’appartamento di Erik e a appropriarsi degli oggetti della madre. Emblematico, a tal proposito, il momento in cui la giovane, affetta da sordità, decide di liberarsi del proprio apparecchio acustico ormai danneggiato, nella finale accettazione del proprio sentire individuale.
 
Prosenc rappresenta questo percorso di resilienza tramite una messa in scena dilatata, dove la temporalità è scandita dal respiro interiore di Iva, dalla sua percezione intima, in cui a predominare è l’elemento acustico. L’udito diviene infatti il senso principale e il suono è modellato come una partitura musicale, in cui si passa fluidamente dai rumori della natura circostante ai pregnanti Leitmotiv orchestrali, spingendosi fino alla musica elettronica della sequenza nella discoteca, in cui la ragazza ed il fratello riescono a comunicare sussurrando.
Al percorso interiore di Iva corrisponde un mutamento spaziale, che ci conduce dalla grande abitazione familiare (nel cui salotto il pianoforte della madre domina, come uno spettro) allo spazio incontaminato delle rive di un fiume, in cui l’elaborazione del trauma passa dalla ritenzione psicologica alla manifestazione fisica e carnale.
 
È grazie a questa necessaria tappa che la costruzione visiva, tramite l’intensità della fotografia, può in ultimo declinarsi verso una nitidezza e un ordine quasi geometrici, e il corpo di Iva sulla piattaforma può finalmente stagliarsi limpido rispetto allo sfondo, aprendosi in una sorta di inchino, prima del tuffo finale.
 
 

  
 
 
 

  

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