17 gennaio 2017 FRANTZ - METTI UNA SERA AL CINEMA - CGS DON BOSCO VERBANIA Cinecircolo Giovanile Socioculturale

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17 gennaio 2017 FRANTZ

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FRANTZ
FRANTZ

FRANTZ


Frantz
Un film di François Ozon.   Con Pierre Niney, Paula Beer, Ernst Stötzner, Marie Gruber, Johann von Bülow.Anton von Lucke, Cyrielle Clair, Alice de Lencquesaing  Titolo originale Frantz.  Drammatico,   Ratings: Kids+13,    b/n  durata 113 min.  - Francia   2016.  - Academy Two

Ozon cambia pelle e genere insistendo sulla vertigine intellettuale che provoca la dialettica realtà-finzione    

                  
Marzia Gandolfi                                                                                              
Germania, 1919. Una giovane donna si raccoglie ogni  giorno sulla tomba del fidanzato caduto al fronte. La sua routine è  rotta dall'incontro con Adrien, soldato francese sopravvissuto  all'orrore delle trincee. La presenza silenziosa e commossa del ragazzo  colpisce Anna che lo accoglie e solleva di nuovo il suo sguardo sul  mondo. Adrien si rivela vecchio amico di Frantz, conosciuto a Parigi e  frequentato tra musei e Café. Entrato in seno alla famiglia dell'uomo,  diventa proiezione e conforto per i suoi genitori che assecondano la  simpatia di Anna per Adrien. Ma il mondo fuori non ha guarito le ferite e  si oppone a quel sentimento insorgente. Adrien, schiacciato dal rancore  collettivo e da un rimorso che cova nel profondo, si confessa con Anna e  rientra in Francia. Spetta a lei decidere cosa fare di quella  rivelazione.
La forza del cinema di François Ozon consiste nel mettersi costantemente  alla prova, prendendo dei rischi. L'autore francese non gira mai due  volte lo stesso film così quello successivo non lo trovi mai dove te lo  aspetteresti. Dal polar (8 donne e un mistero) al thriller hitchcockiano (Dans la maison), passando per il racconto moderno (Ricky),  Ozon cambia pelle e genere insistendo sulla vertigine intellettuale che  provoca la dialettica realtà-finzione. Grande film romanzesco al cuore  del quale indugia un segreto, si annidano ricordi ricamati dalle bugie e  fioriscono sentimenti mediati dall'arte (un quadro di Manet, un  concerto per violino), Frantz ribadisce l'impatto dell'immaginario sul mondo, infiltrando un corpo estraneo in territorio straniero.
Adattamento di una pièce di Maurice Rostand che Ernst Lubitsch aveva già trasposto nel 1932 (L'uomo che ho ucciso), Frantz  ausculta la tensione franco-tedesca all'indomani della Prima Guerra  Mondiale. Ma se il protagonista di Lubitsch rivela senza indugio le  ragioni del suo arrivo, l'Adrien di Ozon approccia progressivamente la  famiglia di Frantz col suo inconfessato, il tipo di menzogna per cui  Ozon ha interesse e predilezione, il tipo di menzogna che crolla sul  film mutandone il tono e sconvolgendo la vita dei suoi personaggi. Come  indica il suo titolo, Frantz è un film sull'assenza (Frantz è  il nome del soldato caduto e non del protagonista), motivo ricorrente  nella filmografia dell'autore, che si concentra sulla vita di un uomo  (tra)passato di cui rintraccia l'esistenza e la riscrive con un senso  del dettaglio proustiano. Senza che lo spettatore possa più distinguere  tra finzione e reale, l'autore lo manipola attraverso le esperienze  descritte, qualche volta così bene che i protagonisti finiscono loro  stessi per compiacerlo. Proprio come dovrebbe fare il cinema, Ozon  risveglia i nostri sensi nella delicata scena in cui Adrien è invitato a  suonare il violino di Frantz davanti ai suoi genitori. Il silenzio  della morte è insopportabile ma l'autore insiste sulle note di Philippe  Rombi, riempiendo il vuoto che i personaggi cercano disperatamente di  colmare. Raccolti in salotto, combattono l'assenza facendo esistere  Frantz nel loro immaginario, quel figlio perduto che Ozon traduce col  colore. Perché Frantz è girato in bianco e nero per rendere più credibile il décor  ma soprattutto per marcare lo scarto cromatico quando il sogno diventa  più bello della realtà. Realtà che scandisce la progressione  drammaturgica dei fatti col turbamento che provoca la presenza di un  soldato francese in un villaggio tedesco 'spogliato' dalla guerra. La  nascente amicizia franco-tedesca è essa stessa un'impostura che rivela  la frattura di due paesi che vivono lo stesso lutto. La messa in scena  bucolica, i tableaux che accolgono i personaggi e li conducono  per mano lungo il fiume o sopra un prato, producono uno slancio umanista  che trascende le identità nazionali, mischiando le lingue, e la poesia  prodotta in quelle lingue, per andare oltre la parola e dimostrare  l'universalità dell'immaginazione, il solo balsamo per curare gli orrori  della guerra, le cicatrici che Anna ha sul cuore e Adrien incise nella  carne. Tuttavia Ozon crea una tensione drammatica rispetto alla  percezione dell'ideale, che può rivelarsi fatale in faccia al trauma. La  finzione è frustrante perché inaccessibile e i protagonisti lo scoprono  nel tentativo di proteggere i loro cari dalla verità. A questo punto il  regista inserisce la confessione sconvolgente di Adrien, che passa  testimone e carico (morale) ad Anna. La menzogna si impone sulla verità e  la protagonista mutua e gioca il ruolo di Adrien mentendo a chi ama. Ma  la rivelazione di Adrien si dimostra il motore dell'emancipazione della  giovane donna, che al fondo di un conflitto accetta la realtà,  dirigendo la sua evoluzione oltre i confini della Germania e verso il  'fronte' francese. Fronte in cui Frantz stempera il contesto storico per focalizzarsi sui suoi personaggi in fuga per la ricostruzione.
Dramma ficcato come una spina tra le due guerre e attraversato da un  nazionalismo che esacerbato sfocerà qualche decennio più tardi in una  Seconda Guerra Mondiale, Frantz fa risuonare in un film d'epoca  le agitazioni geopolitiche contemporanee, emergendo l'universalità dei  suoi propositi. In conclusione e davanti al quadro di Manet (Le  Suicidé), Ozon ci ricorda che il cinema è l'arte della menzogna. Il  cinema abbraccia e manipola il mondo reale, come Anna, meravigliandoci e  incarnando l'irriducibile istinto vitale che si insinua e persiste. E  dolcemente riprende il respiro.                 

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