03 marzo 2020 IL CORPO DELLA SPOSA - METTI UNA SERA AL CINEMA - CGS DON BOSCO VERBANIA Cinecircolo Giovanile Socioculturale

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03 marzo 2020 IL CORPO DELLA SPOSA

METTI UNA SERA AL CINEMA 31
IL CORPO DELLA SPOSA
03 marzo 2020
Il Corpo della Sposa
( Flesh Out )
Regista: Michela Occhipinti
Genere: Drammatico
Anno: 2019
Paese: Italia
Durata: 94 min
Data di uscita: 04 maggio 2019
Distribuzione: Lucky Red
Il Corpo della Sposa è un film di genere drammatico del 2019, diretto da Michela Occhipinti, con Verida Beitta Ahmed Deiche e Amal Saad Bouh Oumar. Uscita al cinema il 04 maggio 2019. Durata 94 minuti. Distribuito da Lucky Red.


TRAMA IL CORPO DELLA SPOSA:
Il Corpo della Sposa, il film diretto da Michela Occhipinti, è ambientato in un’inedita Mauritania, e racconta la storia di Verida (Verida Beitta Ahmed Deiche), una ragazza moderna che lavora in un salone di bellezza, frequenta i social network, si diverte con le amiche. Quando la famiglia sceglie per lei un futuro sposo, Verida, come molte sue coetanee, si vede costretta a prendere peso affrontando il “gavage”, per raggiungere l’ideale di bellezza e lo status sociale che la tradizione del suo Paese le impone. Mentre il matrimonio si avvicina a grandi passi, pasto dopo pasto, Verida mette in discussione tutto ciò che ha sempre dato per scontato: i suoi cari, il suo modo di vivere e non ultimo il suo stesso
BELL'ESORDIO ITALIANO CHE RACCONTA CON GARBO E URGENZA LA STORIA DI UNA DONNA IN MAURITANIA.
Recensione di Tommaso Tocci
giovedì 14 febbraio 2019
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Verida, una ragazza della Mauritania, viene svegliata dalla mamma una mattina con una comunicazione speciale: è stato trovato il suo futuro marito, e ora inizia la pratica del gavage, secondo cui una futura sposa deve ingrassare decine di chili prima del 'sì' per soddisfare i criteri estetici degli uomini del luogo. Sottoposta a una dieta ferrea di dieci pasti al giorno, Verida subisce in silenzio l'influenza della madre e il volere di un uomo che non ha scelto. Nel frattempo, il ragazzo taciturno che viene a casa a pesarla è l'unico che le regala un sorriso.
È un film sul corpo delle donne, e su come venga piegato all'ubbidienza dei canoni maschili, l'esordio nella finzione di Michela Occhipinti, già documentarista e viaggiatrice che è andata a scovare una ragazza dagli occhi profondi in Mauritania e ha deciso di raccontarne la storia.
Occhipinti lo fa, benissimo, senza limitarsi a puntare un riflettore su una pratica così dolorosa, ma intessendola di precisi motivi cinematografici che trasformano il film in qualcosa in più di un'opera di mero interesse etnografico. Fin dalla prima inquadratura, la regista imprigiona il volto di Verida in una ciotola piena di latte, immagine che tornerà spesso durante la cronaca di questo brutale periodo di alimentazione forzata, e che lavora in sinergia con gli effetti sonori per produrre un inedito senso di repulsione nello spettatore ogni qualvolta il cibo appare sullo schermo.

In un mondo in cui i capi famiglia sono lontani, in cerca dell'oro, l'alchimia rimane pratica domestica e femminile, levigando il desiderio sotto un flusso continuo di liquidi e miscele, siano esse nutrienti o cosmetiche (anche professionalmente, il destino di Verida è scritto nell'apprendimento del mestiere presso il salone di bellezza di famiglia). Gli unici segnali di un cammino diverso, e ugualmente possibile, vengono dalla migliore amica Amal, con le enormi cuffie rosse sempre sopra il velo e un futuro da game designer, e dalla promessa silenziosa di un romanticismo più vero da parte di Sidi, l'addetto alla misurazione del peso che corteggia tramite le ricariche telefoniche.
Occhipinti può contare sul contributo decisivo di Verida Beitta Ahmed Deiche, che da attrice non professionista mette tutta se stessa nel ruolo riuscendo, lei sì, nell'alchimia più sofisticata, quella che nel suo sguardo unisce remissività e ardore. Pochi sono i momenti in cui le è concesso volare con la fantasia ed esercitare il proprio desiderio, ma va citata la liberatoria scena di un viaggio in auto sulle note di Ring of Fire di Johnny Cash.

A viaggiare in modo liberatorio è anche il cinema italiano, per fortuna, che quando si apre all'osservazione curiosa del mondo ne guadagna in salute. Lo dimostrano casi come quello di Laura Bispuri, ed è bello vedere che registi come Michela Occhipinti si sono messi in cammino su sentieri simili.

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